Cinque cose da fare a Copenhagen

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Copenhagen è una città meravigliosa. Colorata, accogliente, piccola ma con tanto da offrire. Alla capitale della Danimarca ho dedicato un intero sito, un progetto che raccoglie il reportage fotografico di 7 dei giorni che ho passato visitando la città e i suoi dintorni, e che potete trovare a questo link: Seven Days in Copenhagen. In questo post ho selezionato, fra quelle meno turistiche e più originali, cinque cose da fare a Copenhagen e dintorni che non potete perdervi!

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Cinque cose da fare ad Amsterdam

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Chi pensa ad Amsterdam collega immediatamente la capitale dei Paesi Bassi alle droghe e alle prostitute in vetrina lungo il quartiere a luci rosse, oppure alle più colte fra le mete, come la casa di Anna Frank o l’enorme (e bellissimo) museo dedicato a Van Gogh. Quelle che vi elenco qui, invece, sono cinque cose delle quali nessuno vi parla, ma che vi suggerisco di fare se avete un po’ di tempo per scoprire meglio la città del desiderio.

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Flash fiction: due frasi e l’horror è servito

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C’è chi le chiama “two sentences stories“, chi invece le definisce “flash fiction“. Sono storie, generalmente dell’orrore, composte da sole due frasi, in cui l’autore cerca di costruire una narrazione efficace e completa di tutti gli elementi che una buona storia dovrebbe avere, nonostante la brevità del componimento.

Fredric Brown, scrittore statunitense di fantascienza, è noto proprio per questa capacità di scrivere racconti brevi incredibilmente evocativi. Nel suo racconto “Toc Toc“, pubblicato nel dicembre 1948 per la rivista Wonder Stories, Brown scrive: “C’è una soave, piccola storia dell’orrore che è lunga soltanto due frasi”. E continua:

L’ultimo uomo sulla Terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta.

Ho raccolto e tradotto le flash fiction più belle trovate on-line. Racconti brevissimi da gelare il sangue. Paura?

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Ho trovato una lettera per strada

Cara Simona,

ho trovato per strada questa lettera che ti hanno scritto i tuoi amici, o almeno questo mi fa piacere pensare che fossero per te, dei buoni amici. Quando mi sono accovacciato per fotografarla, qualcuno mi ha guardato con l’aria perplessa. Io mi sono vergognato un po’. Non perché mi fossi quasi seduto sull’asfalto appena messo in posa in una Via Ostiense che ogni giorno vedo sempre diversa, ma perché stavo entrando nella tua vita con una violenza che non mi appartiene. Eppure l’ho fatto. Ho letto questa lettera strappata e ho pensato che fosse un peccato che tu l’avessi gettata via. Quindi mi sono convinto che ti sia semplicemente scivolata da una tasca, o dalla borsa.

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Biagiochi? Quello che continua…

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Cari internauti, lettori / affezionati,

siete ormai più di un migliaio e di questo vi ringrazio. Sono passati un bel po’ di anni da quando ho deciso di aprire questo blog, inizialmente concepito come una sorta di portfolio, un raccoglitore di tutti i pezzi di me sparsi nella rete. Voli pindarici a parte, questa pagina non ha mai avuto la pretesa di diventare un punto di riferimento per qualcuno. L’idea è sempre stata quella di offrire uno sguardo su quello che maggiormente mi appassiona, quello a cui ho dedicato faticosi anni di studio e ricerca. Ma la vita oltre lo schermo troppo spesso (per fortuna) prende il sopravvento. Questo è il motivo per cui scrivo questo post: sancire una sorta di punto di svolta.

I feedback, siano essi positivi o negativi, mi spingono a continuare a scrivere, nonostante le ore di lavoro (e di quella fantomatica vita oltre lo schermo) mi tengano lontano dalla mia tastiera. Per questo molto presto il blog avrà un nuovo dominio e un concept più snello e veloce. Prima di tutto post più brevi, vere e proprie pillole di opinione e critica (televisiva, cinematografica e non solo). E aggiornamenti più frequenti, molto più frequenti. Mi piacerebbe inoltre dare, nel mio piccolo, una possibilità a chi ha una voce da far sentire, fare in modo che questo angolo sperduto del web possa favorire collaborazioni (come quella già in atto con Il ballo del cervello, dove scrivo ogni venerdì) e ospitare blogger anonimi affamati di spazio virtuale.

Insomma, io vado avanti e spero sia ancora per molto. Ci credo. Ne sono sicuro.

SEVEN DAYS IN COPENHAGEN

#Sevendaysincopenhagen

L’idea di creare un blog di viaggio mi è balenata in testa durante lo scorso Settembre. Le foto scattate in Danimarca erano veramente tantissime e insieme formavano un corpus unico che raccontava la mia esperienza a Copenhagen e dintorni, un vero e proprio reportage involontario, in cui poter scorgere i colori, i sapori, le geometrie e le persone incontrare durante quella vacanza. Così è nato #Sevendaysincopenhagen (Seven Days in Copenhagen – Sette Giorni a Copenhagen), progetto che ha trovato su Tumblr la sua piattaforma ideale. Attraverso un menu presente in home page è possibile navigare dal primo al settimo giorno per ripercorrere l’avventura compiuta insieme ad un obiettivo 35mm, unica ottica che avevo deciso di portare con me e che si è rivelata versatile abbastanza per cogliere ogni particolare di quel viaggio meraviglioso. Mentre vi scrivo il progetto è ancora in fase in sviluppo, e alla settimana manca ancora parte del sesto, e l’intero ultimo giorno; una volta concluso l’inserimento delle fotografie il sito resterà on line.

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INCONTRI – CRAIG WIGHTMAN

Almost everyday Craig Wightman hits the streets to do his art. Right before entering the shopping district in Dublin, tens of people gather around Wightman’s lyric poetry written on the sidewalk in colorful chalk. Although the area where he works is overtly creative, with many different bands and artists performing, Wightman fills a niche that is necessary in a city like Dublin. In a city known for its creative writing prowess, it only makes sense that a street performer would profit off of this well known idea. In one day, Wightman has made as much as 260 Euro, showing that even in the modern era a little bit of creative street performance can go a long way. Usually Wightman’s poems deal with the nature of homelessness or other empathetic topics adding a little bit of humanity to the consumer-laden shopping area around him“. (Miriam Kramer – Schoolvoorjournalistiek.com)

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