Orgoglio e Pregiudizio (e Zombie): il trailer

Pride and Prejudice and Zombies

Due delle mie cose preferite in uno solo film: zombie e Jane Austen. Sono in estasi. Più o meno la stessa reazione che ho avuto di fronte al romanzo omonimo, e poi al fumetto, a cui è ispirato il lungometraggio di Burr Steers, scritto con David O. Russell e in uscita negli Stati Uniti il 5 febbraio del 2016.

Pride and Prejudice and Zombies è una rivisitazione in chiave zombie apocalittica del celebre romanzo di Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio. Prodotto da Cross Creek Pictures, Darko Entertainment e Handsomecharlie Films, vede nel cast Lily James nel ruolo di Elizabeth Bennet e Sam Riley in quello di Mr Darcy.

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Lights Out: l’horror virale diventa un lungometraggio

David F. Sandberg è un regista, compositore e sceneggiatore svedese, famoso per il suo pluripremiato cortometraggio horror “Lights Out”, uscito in rete nel 2013 e divenuto ben presto virale. È recente la notizia che il corto, fra i più cliccati in rete, diverrà presto un lungometraggio diretto dallo stesso Sandberg e prodotto da James Wan, noto ai più per essere il regista del primo episodio della saga “Saw – L’enigmista”.

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Prima di tutto: il documentario italiano che grida #LoveWins!

Prima di Tutto - Marco Simon Puccioni

Da oggi è in vendita il dvd di “Prima di Tutto”, il documentario di Marco Puccioni che vi fa entrare nella storia di una coppia di uomini diventati padri di due gemelli grazie all’aiuto di due donne americane che li hanno accompagnati nel percorso della gestazione per altri. Un lungo ed emozionante viaggio raccontato in prima persona, che ha portato Marco e il suo compagno Giampietro a diventare padri in California per poi vivere in Italia come famiglia omogenitoriale.

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La Piscina: dal 1969 un film francese di glamour e perversione

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Ogni venerdì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

“Il mio dramma è che quando una ragazza si interessa a me, io me ne innamoro subito. È questo che mi blocca. Forse perché non ho avuto abbastanza esperienze. Sono rimasto vergine fino a venticinque anni, fino al mio secondo matrimonio. Capisce? È per questo”.
– “Ma è vero quello che dice?”
– “No, purtroppo non è vero…”

…and the winner is “La Piscina“!

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Dal 2011 un film di polvere, dolore e paure ancestrali: Ruggine

Ruggine

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Compiti della settimana: provare ad immaginare come i traumi del presente possano influenzare il nostro futuro, provare a dipanare le paure partendo dal passando, cercare un filo rosso che attraversa il tempo della nostra vita.

…and the winner is “Ruggine“!

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Lasciate che io vi conduca “Nella casa”

nella casa

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Ancora un film dello scorso anno, ancora un consiglio per gli acquisti in dvd. Questa volta un film francese, di un regista che amo molto (e del quale abbiamo già parlato), costruito con una raffinatezza che spiazzerà i cinefili più esigenti. Garantito.

…and the winner is “Nella Casa“!

Trama: Il professore di letteratura Germain scopre nel suo giovane alunno Claude Garcia un enorme talento e un potenziale scrittore quando legge un suo resoconto di un week-end passato nella casa del compagno di classe Rapha Artole. Lo convince allora a frequentare assiduamente la famiglia dell’amico, con la scusa di ripetizioni di matematica per continuare a raccontare la sua affascinante storia. Ma quello che all’inizio poteva apparire solo come un gioco avrà ripercussioni su tutti, in primis sul professor Germain. Soprattutto quando Claude si invaghisce dell’attraente madre di Rapha, Esther…

Nella casa e fuori dalla finestra, sullo schermo e in platea, fra le righe di un romanzo e negli occhi di un lettore; il film di François Ozon è un meraviglioso gioco di rappresentazioni, che si muove fra realtà e finzione in un raffinato schema di rimandi. Pur nella sua complicata costruzione, sospesa sul labile confine di ciò che è reale e ciò che invece è frutto della fantasia, “Nella casa” offre una narrazione godibile e ben concepita. Ozon adatta la pièce teatrale di Juan Mayorga, “Il ragazzo dell’ultimo banco”, a una nuova struttura spazio-temporale che solo il cinema può accogliere, miscelando elementi tipici del thriller psicologico a quelli di una commedia intelligente e mai banale, i cui ricorsi stilistici omaggiano esplicitamente Woody Allen. Il risultato è un racconto di formazione capace di sollevare, attraverso geniali metafore, numerosi interrogativi sul processo creativo, sulle relazioni umane e sul voyeurismo, la cui sete è sempre più spesso placata dalla formula del reality show, nell’intrattenimento come nell’informazione.

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Comprare Dvd non ha… “Effetti Collaterali”

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Alzi la mano chi colleziona dvd perché non fa uso di servizi (illegali) in streaming sul web. Pochissime mani alzate, suppongo. Se siete fra quelli con le dita ancora sulla tastiera, o sul mouse, fra quelli che “il dvd è una roba superata“, questo post è un consiglio per gli acquisti dedicato a voi. Il dvd del film in questione, infatti, è uscito lo scorso ottobre. Per la prima volta vi parlo di un film molto recente, e che, inutile dirlo, vale la pena vedere…

…and the winner is “Effetti Collaterali“!

TramaPer affrontare il rientro del marito dopo un periodo di detenzione, Emily Taylor (Rooney Mara) decide di combattere la sua depressione affidandosi alle cure di uno specialista. Prova quindi una serie di farmaci, dei quale l’ultimo, l’Ablixa è determinante: infatti, una sera, non appena Martin (Channing Tatum) torna a casa, lei, immersa in un apparente stato di sonnambulismo, lo accoltella a morte. Le prove sono chiare, e dichiarano che sia stata certamente Emily l’assassino; tuttavia non viene incriminata, poiché non ricorda nulla ed era quindi incosciente delle sue azioni. Così, passa in un istituto di salute mentale, in misura preventiva. Il Dr. Banks (Jude Law), che l’aveva in cura al momento del delitto, deve combattere col senso di colpa di aver provocato la morte di Martin, prescrivendo a Emily l’Ablixa. Fin da principio, il dottore non è certo dell’innocenza di Emily e, dopo aver scoperto alcune verità sul suo conto, comincia a indagare, per giungere a scoprire la vera natura e i motivi dell’omicidio…

Un film perfetto non dovrebbe avere effetti collaterali e l’ultima fatica di Steven Soderbergh riesce nell’intento di averne soltanto uno, così trascurabile da non inficiare la godibilità di quello che può essere ritenuto a pieno titolo un ottimo thriller hollywoodiano; seppur leggermente prevedibile, infatti, la sceneggiatura di Scott Z. Burns gode di scelte estremamente interessanti, supportate da una regia che, attingendo ad espedienti stilistici del passato, riesce nell’intento di non essere mai banale.

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Magdalene: quando un buon film è uno schiaffo doloroso

Magdalene

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Ieri pomeriggio ho lanciato sul mio Facebook un sondaggio nato da una conversazione avuta poche ore prima con la mia coinquilina. Ci siamo battuti in una singolare gara che prevedeva la vittoria di chi avesse nominato il film più triste mai realizzato. Alla domanda “Qual è il film più triste che voi abbiate mai visto” i miei contatti on line si sono scatenati generando una lista ad alto potenziale depressivo. I titoli citati spaziano da “Hachiko” ad “Hana-Bi”, passando per “La stanza del figlio”, “Requiem for a dream”, “Una tomba per le lucciole”, “Incompreso”, “I cento passi”, e tanti altri, di epoche e ambientazioni differenti. Così ho deciso di giocare la mia carta. Il film più triste che io abbia mai visto…

…and the winner is “Magdalene“!

Trama: Dublino, inizi degli anni sessanta. Bernadette, Margaret e Rose vengono mandate presso il convento gestito da Madre Bridget ad espiare i loro presunti peccati: Margaret è stata violentata dal cugino durante un matrimonio ed è dunque considerata impura; Bernadette, orfana, attraente e civettuola suscita l’attenzione dei ragazzi, è una tentatrice per la società e per la chiesa; Rose invece è una ragazza madre. Le ragazze, che nel frattempo legano con le altre già presenti, sperimentano sulla loro pelle l’emarginazione dalla società e i soprusi perpetrati dai rappresentanti religiosi che non devono rispondere a nessuno del loro operato. Una dopo l’altra le ragazze proveranno, con esiti diversi, la via della fuga e la denuncia di quanto hanno dovuto subire nel corso degli anni.

Film del 2002, scritto e diretto da Peter Mullan, Magdalene è una pellicola che ci mette di fronte alla banalità del male, alla sua espressione più subdola e violenta, alla denuncia di ciò che è stato sotto gli occhi di un’umanità troppe volte distratta e omertosa. È un film di donne, che della femminilità sa mostrare la forza e la debolezza, il fascino e la prepotenza, il bisogno di esplodere e il dramma di reprimersi.

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Carrie, il primo (ed unico) sguardo di Satana

Carrie lo sguardo di Satana

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Uscito il 16 gennaio in Italia, Lo sguardo di Satana – Carrie, è la terza trasposizione cinematografica dell’omonimo racconto di Stephen King. A dirigere il remake c’è Kimberly Peirce, già regista di Boys don’t Cry, oggi alle prese con quella che alcuni hanno definito, prendendo in prestito un termine dal mondo della discografia, una “cover” del film originale del 1976. Se queste premesse non fanno ben sperare, vale la pena di andare al cinema a scoprire l’ennesima declinazione di una storia che continua a colpire l’immaginario del mondo del cinema come poche sono riuscite a fare prima. E se volete operare un confronto, o affidarvi all’originale, basta fare un viaggio (non troppo lontano) nel tempo…

…and the winner is “Carrie, lo sguardo di Satana“!

Trama: Carrie White (Sissy Spacek) è una ragazza timida che frequenta l’ultimo anno delle superiori: ha difficoltà a fare amicizia, poiché ha vissuto tutta la sua giovinezza segregata in casa per volere della madre (Piper Laurie), un’integralista cristiana. L’imbarazzo di un’educazione fondamentalista è avvertita da Carrie in tutta la sua forza quando, nelle docce della scuola, non riesce a capire il perché del fiotto di sangue dovuto al primo ciclo di mestruazioni. Le compagne di classe la deridono crudelmente, tanto che l’insegnante di educazione fisica decide di intervenire: per questo, l’odio di alcune verso Carrie si alimenta ancora di più, mentre in Sue (Amy Irving) nasce il desiderio di aiutarla. Sue convince quindi Tommy Ross (William Katt), suo fidanzato, a invitarla al ballo studentesco del liceo. Nel frattempo Carrie scopre di essere in grado di muovere gli oggetti con il pensiero, e Chris Hargenson (Nancy Allen) pianifica con il suo ragazzo Billy Nolan (John Travolta) uno scherzo per imbarazzare Carrie dinanzi all’intera scuola, rovesciando addosso alla povera ragazza una secchiata di sangue di maiale…

Ancor prima di essere un film di violenza e morte, Carrie – Lo sguardo di Satana è una storia che narra la crudeltà a cui va incontro chi non si uniforma alla massa, chi a scuola è percepito come diverso, chi è costretto a vivere con un marchio a causa della propria natura; prima ancora che un film sul paranormale, quello di Brian De Palma è un ritratto vivido e fedele che traccia l’assurdità della discriminazione. Ingredienti, questi, che plasmati con enorme maestria dalla penna di Stephen King sono diventati le fondamenta di un racconto ai confini della realtà, in cui sacro e profano si miscelano pericolosamente e si diluiscono in bagno di sangue che ha fatto la storia del cinema horror.

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Non entrate nella 1408

1408

Ogni venerdì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

“Quante pareti sottili abbiamo sopportato insieme! Quanti sarcofagi di camere! Le camere d’albergo sono inquietanti per definizione. Quante persone hanno dormito in quel letto prima di te? Quante di loro erano malate? Quante di loro sono impazzite? Quante di loro sono morte?”

…and the winner is “1408“!

Trama: Mike Enslin (John Cusack), un tempo brillante scrittore con alle spalle un ottimo romanzo d’esordio, non è mai riuscito a superare il trauma della morte della figlioletta e ha perso scrittura e moglie dopo il dramma. Da tempo accumula la stesura di innumerevoli libri fra il cinico e il sensazionalistico in cui racconta la sua permanenza notturna in vari luoghi (cimiteri, camere d’albergo, case, castelli…) famosi per la presenza di fantasmi, poltergeist e fenomeni soprannaturali. La serie di lunghe notti solitarie alla ricerca di fantasmi inesistenti, tuttavia, è destinata a interrompersi quando Mike entra nella stanza 1408 del famigerato Dolphin Hotel. Sfidando gli avvertimenti di Gerald Olin, direttore dell’albergo (Samuel L. Jackson), decide di pernottare proprio nella stanza in cui hanno trovato la morte decine di ospiti dell’albergo, nella speranza che possa essere l’inizio di un nuovo bestseller. Ben presto Mike si rende conto che il signor Olin non mentiva: nessuno resiste nella 1408 per più di un’ora…

Come altri film di cui vi ho parlato in passato, 1408 non è un capolavoro, ma resta un horror estremamente interessante; non vi è dubbio, infatti, che lo svedese Mikael Håfström abbia saputo fare di un racconto breve di Stephen King il punto di partenza di un interessante esperimento cinematografico. Gli sceneggiatori  Matt Greenberg, Scott Alexander, Larry Karaszewski hanno dovuto lavorare, infatti, su una storia che per gran parte del suo svolgimento si fonda sulla presenza di un unico protagonista, il cui ruolo è minato dall’ingombrante presenza di una stanza, un luogo che dalla mente di King si è esteso al grande schermo con una forza straripante.

E ingombrante è anche la figura del direttore Olin, interpretato con enfasi quasi caricaturale da Samuel L. Jackson, presente in minima parte del film ma capace di rendersi protagonista del dialogo migliore dell’intera pellicola, in cui viene pronunciata la battuta “è una fottutissima camera del male”, divenuta poi una frase simbolo dell’intera “operazione 1408”. E ad un grande come Jackson si perdona anche quella che, di fatto è la scena forse più imbarazzante del film, in cui il suo personaggio rimpicciolito parla a John Cusack dall’interno di un frigo bar. Ma ad un horror che pretende di spaventarci si può concedere il lusso di un sospiro in cui l’incredulità si sospende del tutto a favore di una parentesi che sfiora il ridicolo.

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