Speciale Zerocalcare / Dagli occhi al cuore passando per “Un polpo alla gola”

Un polpo alla gola - Zerocalcare

Zerocalcare torna in libreria nell’ottobre nel 2012 con un’opera di ampio respiro, abbandonando la forma delle strisce dalla comicità spiccata e dal ritmo serrato per dare vita ad una più corposa storia in tre atti. Michele Rech dimostra con la sua seconda avventura editoriale di essere un fine narratore anche quando è alle prese con un intreccio complesso come di fatti è quello di “Un polpo alla gola”.
Tre amici, una scuola e un mistero che dovrà attendere 15 anni per essere svelato; un vero e proprio giallo in cui non manca la sagace ironia con cui il fumettista ha conquistato i suoi lettori. Enorme importanza ha il tema del ricordo, la nostalgia di chi è cresciuto senza lasciarsi mai il passato alle spalle, l’elemento malinconico che rende unico questo impeccabile noir. “Nessuno guarisce dalla propria infanzia” dice nel fumetto la professoressa Arbizzati, ed è in questa stagione della vita che Zerocalcare indaga, per riportarne in vita feticci, interrogativi e piccoli grandi traumi. Così le coscienze che affiancano i suoi personaggi mutuano le fattezze da nostalgici idoli del passato, favorendo divertenti incursioni nelle sue tavole di personaggi manga, cartoons disneyani e un sano citazionismo pop.
“Un Polpo alla gola” testimonia il lavoro di un fumettista mai statico, i cui disegni sono in costante evoluzione: i tratti con il tempo si asciugano, diventano più definiti e marcatamente riconoscibili. Dopo l’enorme successo de “La profezia dell’armadillo” Zerocalcare non delude, anzi replica e si conferma solido baluardo di originalità nel panorama fumettistico italiano.

Speciale Zerocalcare / “La profezia dell’armadillo”, debutto vincente per la coscienza di Zero

La Profezia dell'Armadillo - Zerocalcare

La morte di un’amica di infanzia del giovane Zero fa da fil rouge a una serie di storie che divertono, fanno riflettere e formano uno spaccato nostalgico della generazione formatasi negli anni novanta, quando in tv c’era l’alieno Alf e in sala giochi Street Fighter. Tutto questo è “La profezia dell’armadillo”, primo libro a fumetti di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, il fumettista divenuto in pochi anni, con il suo blog, un fenomeno della rete e – come racconta il successo di vendite – dell’editoria.
Prodotto nel 2011 da Makkox per Graficart, il volume – uscito nel 2012 in una versione a “colore 8 bit” edita da Bao Publishing – è alla sua quinta ristampa, dimostrando che il fumetto in Italia non è solo Bonelli, e che il mercato dell’editoria può ancora sopravvivere, nonostante la crisi. In un dialogo costante con la propria coscienza – al limite del sociopatico e per questo disegnata con le fattezze di un armadillo – Zerocalcare dosa linguaggio gergale, intuizioni comiche e reminiscenze di un passato che sono anche la voce di un’epoca. I disegni, asciutti e poco tratteggiati, si coniugano perfettamente con il testo autobiografico, genuino ed evocativo di tutte le nevrosi, ansie e frustrazioni di chi vive il nostro tempo.
Un romanzo di formazione a fumetti, in cui il “culturalismo antagonista” dell’autore, cresciuto nei centri sociali romani dove ha anche cominciato la propria attività di grafico e fumettista, si innesta nel registro comico contaminandolo al punto di dar vita a un genere del tutto nuovo; senza la pretesa di una morale universale, la filosofia di Zerocalcare non si limita all’arduo compito di essere uno specchio per i propri lettori ma li rassicura, li diverte e lascia loro una traccia indelebile.

Intervista a Roxy in the Box: “La mia Sposa Madre contro ogni ipocrisia cristiana”

La Sposa Madre - Roxy in the Box

“La Sposa Madre” è l’installazione video-luminosa di Roxy in the Box, protagonista di un evento storico; dal 4 giugno è esposta all’interno della Cappella Sansevero a Napoli, accanto al Cristo velato. Non era mai accaduto prima che al capolavoro di Giuseppe Sanmartino fosse accostata un’opera d’arte contemporanea. In questa intervista Roxy racconta come è nato il progetto e in che modo è stato recepito dai visitatori che hanno assistito a questo incontro senza precedenti fra presente e passato.

Come è nato il progetto de “La Sposa Madre”?

È nato tutto nell’ambito della rassegna “MeravigliArti”, che il Museo Cappella Sansevero ha ideato e programmato per la primavera del 2013. La conclusione doveva essere affidata ad un’opera d’arte contemporanea e la Galleria Studio Trisorio ha proposto me e il mio progetto, che è piaciuto ed ha visto così la luce. Per me è stata una sorpresa, Cappella Sansevero è un luogo così sacro, così bello, che non avrei mai immaginato di poter esporre un lavoro proprio lì. È stato spiazzante.

L’incontro fra “La Sposa Madre” e il Cristo velato rappresenta un momento senza precedenti storici. Hai avvertito questa responsabilità?

Si, la paura c’è stata ma non mi sono voluta far paralizzare dalla storia. Avrei potuto scegliere di mettermi a confronto con il principe di Sansevero, visto che la sua storia continua ad essere nel popolare napoletano, con tutte le sue leggende. A suo modo è molto pop, e per me sarebbe stato molto più facile confrontarmi con lui anziché con la statua del Cristo velato. Ho voluto percorrere la strada più difficile.

E lo hai fatto con il tema delle morti sul lavoro. Aspettavi l’occasione giusta per parlarne o l’idea è nata proprio pensando a questo specifico luogo?

Mi tocca tantissimo questo tema, mi strazia. Era già dentro di me, mi colpisce come ogni fatto di cronaca che riguardi la violenza. In questo luogo il tema delle morti sul lavoro ha una sua valenza. La mia è un’opera contro ogni ipocrisia cristiana di questo paese. Si piange e ci si appassiona per la morte sulla croce ma nessuno scende in piazza per lottare contro quella che è una vera e propria piaga sociale, nonostante i dati allarmanti. Il lavoro dovrebbe darti dignità, proteggerti. Invece non è così.

In altre opere del passato ti sei confrontata con icone religiose come accade oggi con il Cristo velato. In che modo ti approcci alla religione?

Si, mi è capitato, avevo già toccato l’argomento. Confrontarmi con la religione non mi spaventa, cerco di trasmettere il mio messaggio, di parlare di quanto ci si affezioni, anche soffrendo, all’iconografia, senza però reagire in maniera concreta. Avrebbe molto più valore se soffrissimo per i nostri fratelli che muoiono in un cantiere. Forse il problema è che dimentichiamo troppo in fretta, non riusciamo a soffrire nemmeno per una tragedia così grande. Oggi siamo tutti troppo adolescenti, elaboriamo il lutto molto velocemente.

Come collochi “La Sposa Madre” all’interno della tua produzione artistica? Credi che si distacchi dalla tua poetica?

Non credo si distacchi. C’è molto di me in questo lavoro, lo sento profondamente mio. Certo l’opera si fa influenzare anche dal luogo, e io cerco molto di comunicare con gli spazi in cui poi le mie opere saranno esposte. È fondamentale, ed è anche il motivo per cui cerco sempre di relazionarmi al progetto, al luogo, ai committenti. Parlando della parte estetica dell’opera credo che sia anch’essa molto popolare: l’abito da sposa, quel volto, quel pianto. Tutto riguarda le persone comuni. E io non mi sento per niente distante da “La Sposa Madre”.

Quando penso a Roxy in the Box mi vengono in mente i colori, le icone immediatamente riconoscibili a cui fai ricorso. Le ultime due tue opere fanno uso di manichini. Dall’iconografia alla spersonalizzazione dell’individuo?

Mi sarebbe piaciuto per “La Sposa Madre” realizzare una statua, ma mi sono scontrata con la realtà. Ci sarebbe voluto più denaro e più tempo. E io non voglio farmi bloccare dalla crisi. Inoltre l’arte contemporanea deve documentare il nostro tempo, anche attraverso l’uso dei mezzi, e il manichino è certamente una traccia del nostro tempo.

Come è nata la collaborazione con Massimo Andrei?

Ho già collaborato in passato con Massimo e sapevo che aveva scritto una serie di testi su diverse “Mater”. Ricordavo che aveva una “Mater Dolorosa” bellissima. Il mio progetto gli è piaciuto, così insieme abbiamo riletto il testo e lo abbiamo adattato a “La Sposa Madre”.

Quali sono state le reazioni dei visitatori alla tua opera?

Ho saputo che molte persone hanno pianto, si sono commosse, e credo che sia proprio perché trattando un tema sociale, una tragedia dei nostri tempi, si può andare a toccare delle esperienze di vita vissuta. Penso alla sentenza nel processo per le morti d’amianto al tribunale di Torino e a tutte le donne in fila, che sono tutte spose madri, ormai anziane. Ho avuto anche critiche molto feroci, di persone soprattutto contrarie all’operazione del museo, non tanto contro la mia opera. Posso capirle, non le accuso. Ma non comprendo chi con violenza dice di voler difendere la storia, la bellezza del passato, invece di proteggere il proprio presente. Trovo questa cosa molto ipocrita.

L’abito da sposa era già apparso nel tuo quadro “Mai dire Maia”. C’è qualcosa che ti collega al tema del matrimonio o alla figura della sposa?

No, le due cose non sono collegate. Per me le spose madri erano Maddalena e Maria, figure che ancora oggi leggo in quelle donne che si battono nelle aule di tribunale quando vogliono avere giustizia rispetto alla morte di un figlio. Ho vestito questa donna da sposa perché pensavo ad una moglie ma anche ad una madre che partorirà un figlio, e lo farà in un futuro così debole…

Recensito.net

“La Sposa Madre” di Roxy in the Box incontra il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino

Roxy in The Box - La Sposa Madre

Roxy in the Box – La Sposa Madre
Museo Cappella Sansevero
Via F. De Sanctis, 19/21 – Napoli
In mostra fino a domenica 9 giugno

Testo drammaturgico di Massimo Andrei
Interprete: Antonella Romano
In collaborazione con Studio Trisorio

È uno storico incontro quello avvenuto ieri sera all’interno della Cappella Sansevero a Napoli per la chiusura della rassegna “MeravigliArti”. Per la prima volta un’opera d’arte contemporanea è stata esposta accanto al Cristo velato, capolavoro di Giuseppe Sanmartino; due mondi separati dal tempo in uno spiazzante dialogo dall’enorme portata emozionale.
La Sposa Madre, dell’artista e performer Roxy in the Box, è un’installazione video-luminosa attraverso la quale si racconta la tragedia delle morti sul lavoro. Dal testo critico di Anita Pepe: “Quale madre non vorrebbe tenere il figlio in una culla ovattata? E quale sposa non custodirebbe l’amato nel sigillo del proprio ventre? Eppure lui adesso è lì. Un corpo inerte. Chiodi e tenaglie accanto alle gambe spezzate. Attrezzi di lavoro. Ed è un lavoro sporco, quello dei carnefici di ieri. Un lavoro nero, questo dei carnefici di oggi. Nient’altro che questo. Costruire per distruggere: il male. Perché tra un Uomo deposto dalla croce e uno caduto da un’impalcatura non c’è differenza d’attrito emotivo. Nel suo sangue precipitano tutte le vite”.
La navata della Cappella Sansevero custodisce il Cristo velato come una madre il proprio figlio in grembo, ed è questo senso di protezione, di culla sospesa nel tempo, che Roxy in The Box ha saputo magistralmente ricreare nella sua opera. Ma è anche la bolla isolata e crudele di chi è paralizzato nel momento del lutto, il momento in cui la donna, sposa e madre, si chiede come sia possibile che si spezzi quel sacro legame con l’uomo.
Di fronte all’inedito incontro di cui gli spettatori sono testimoni, quello che più stupisce è proprio la connessione fra due universi così differenti eppure così complementari; l’opera di Roxy in the Box si unisce al Cristo velato con un cordone ombelicale di tulle bianco che delicatamente lo cinge, attutendo quasi il dolore. E di quel dolore ne sottolinea, con una sola potente immagine, la dignità.

Recensito.net

“Per Appiam ’13”, a Roma la seconda edizione del Festival Internazionale d’Arte

Per Appiam '13

“Per Appiam ’13”
Festival Internazionale d’Arte
a cura di Roberta Pugno
17 maggio – 16 giugno 2013
Ex Cartiera Latina
via Appia Antica 42, Roma
Clicca qui per il programma completo del Festival

È partita il 17 maggio la seconda edizione del Festival Internazionale d’Arte “Per Appiam ‘13”, organizzata dall’Associazione romanza Ipazia ImmaginePensiero, che quest’anno raccoglie sotto il titolo “Tu sei il mio volto” un programma di quindici eventi tra concerti, spettacoli e happening culturali fino al 16 giugno 2013.
La location in cui l’Ente Parco Regionale dell’Appia Antica ospita il Festival, l’Ex Cartiera Latina di Roma, è delle più suggestive; uno spazio che questo evento punta a rivalutare e far conoscere, un complesso fra i pochi impianti industriali sopravvissuti nella capitale che vale la pena di visitare.
Ricchissima la parte espositiva che consta di una mostra a cura di Roberta Pugno allestita nella sala Nagasawa; sedici artisti di diverse nazionalità e quattro poeti si sono messi in gioco confrontandosi con il tema del rapporto con l’altro, del confronto con il diverso, e con l’oggetto di quella che è la propria ricerca artistica. Espongono le proprie opere: Roberto Marino, Maurizio Gaudenzi, Paolo Camiz, Roberta Pugno, Andrès Gallo Cajiao, Claudio Angeloni, Armando Pelliccioni, Eva Gebhardt, Emiliano Serafini, Simone Di Micco, Gianna Marianetti e Doriana Rosati. Presenti anche gli scatti dei fotografi Stefano Giorgi, Chiara Benucci, Roberto Camiz e Laurie Elie, e le poesie di Roberto Piperno, Alessandra Mattei, Roberto Chimenti e Antonella Bonaiuti.
Gli eventi del Festival abbracciano l’arte a 360 gradi, dalla musica pop ai reading di poesia, passando per il teatro fino ai concerti in collaborazione con l’Associazione A.Gi.Mus, con nomi di primissimo piano della scena italiana e internazionale. In programma anche una rassegna di poesia migrante (venerdì 7 giugno, ore 19:00, sala Nagasawa) con i versi di sei grandi poetesse, Livia Bazu, Helene Paraskeva, Tatiana Ciobanu, Sara Zuhra Lukanic, Edith Dzieduszycka e Olga Olina, raccolti nell’antologia “Tu sei il mio volto”, pubblicata da Ensemble edizioni e arricchita dalle incisioni di Elisabetta Diamanti e Gianna Marianetti.

Recensito.net

“MashRome Film Fest”, al via a Roma la seconda edizione del Festival dedicato al remix cinematografico

Final Cut - Ladies and Gentlemen

È stato presentato oggi a Roma il “MashRome Film Fest”, festival dedicato al mash-up e al remix cinematografico. Ideato da Mariangela Matarozzo e Alessandra Lo Russo, il MashRome si occupa da due anni di presentare al grande pubblico un genere ancora poco apprezzato, sia nel bel paese che nel resto d’Europa, ponendosi come un vivace e interessantissimo laboratorio sull’evoluzione del linguaggio cinematografico. La rassegna si arricchisce per l’edizione 2013 e i numeri danno decisamente l’idea di quello che accadrà a Roma dall’8 all’11 maggio; 1000 film ricevuti da tutto il mondo, 99 pellicole selezionate e ben 7 categorie in concorso: MashPrime, Animation, Documentary, Experimental, Lyrical, Music e Remix. Quattro giorni per quattro location d’eccezione; saranno infatti l’Aranciera di San Sisto, il Macro, l’Accademia di Spagna e l’Istituto Cervantes le sedi che ospiteranno premiére, focus on e panel sul remix e la cyber arte.
Evento di pre-apertura, martedì 7 maggio alle ore 19:30 presso il Museo d’arte Contemporanea Macro, sarà la proiezione del film fuori concorso “Final Cut – Ladies and Gentleman” alla presenza del regista ungherese Gyorgy Palfi; la pellicola è una monumentale operazione di montaggio in cui 451 film (dai primi esperimenti dei fratelli Lumière fino ad Avatar) contribuiscono a dar vita ad un’unica storia. “Questo festival sembra fatto per il mio film, e il mio film per questo festival” – racconta Palfi in conferenza stampa – “Ho dato vita ad una storia antica, una storia d’amore, tramite la tecnica del mash-up: non ho girato nessuna scena, ho soltanto utilizzato spezzoni diversi per creare un nuovo film”.
Si comincia mercoledì 8 maggio all’Aranciera di San Sisto con le anteprime internazionali e l’art-jazz dei Pollock Project, trio fondato da Marco Testoni, percussionista e compositore che in occasione della presentazione del Festival ha parlato di un concerto che si riempirà di video e musica per l’anteprima del video “Unbalanced”, sulle immagini delle architetture surreali di Victor Enrich per la regia di Giorgia Lorenzato. Fra gli eventi speciali in programma anche un Panel sul remix presso la Reale Accademia di Spagna (giovedì 9 maggio dalle ore 10:00), il “Focus on MADATAC – VIDEOsPAIN” a cura di Iury Lech (giovedì 9 maggio dalle 18:00 presso l’Istituto Cervantes) e la cerimonia di premiazione, che avrà luogo all’Aranciera di San Sisto sabato 11 maggio alle 21:00.
Ospite d’onore di questa seconda edizione del “MashRome Film Fest” sarà Carlos Amorales, artista messicano considerato una figura di spicco nel mondo del remix, le cui opere sono ospitate attualmente in numerose collezioni private e musei, tra i quali il MoMA di New York.

Recensito.net

TORNA IL “FUTURE FILM FESTIVAL” DI BOLOGNA

Future Film Festival 2013

Se i sotterranei di Bologna potessero parlare racconterebbero certamente del tribunale dell’inquisizione nato nel 1233 presso il convento di San Domenico, delle streghe e dei loro sabba nei boschi di Paderno. Oggi la città rivive momenti di brivido grazie alla XV edizione del Future Film Festival, prima e più importante rassegna in Italia dedicata alla tecnologie applicate all’animazione, al cinema, ai videogame e ai nuovi media, in programma dal 12 al 17 aprile.
Un evento decisamente mostruoso, presentato in conferenza stampa a Roma dai direttori artistici Oscar Cosulich e Giulietta Fara, che hanno parlato di un Festival che “non è per stomaci deboli”. Il motto scelto quest’anno è infatti “Tweet the Monster”, un claim che preannuncia un’edizione ricca di soprese declinate nelle più diverse espressioni artistiche, dal cinema horror all’animazione. Il Future Film Festival, che quest’anno spegne le prime quindici candeline, si aprirà con il film “Hansel & Gretel: cacciatori di Streghe” di Tommy Wirkola, (horror d’azione numero 1 in ben 39 paesi, in uscita in Italia il 1 Maggio) – e terminerà con due attesissime pellicole; “La Casa”, remake di Fede Alvarez del celebre horror di Sam Raimi, e “Le Streghe di Salem” di Rob Zombie, evento speciale di chiusura di quest’edizione. Spazio anche ai bambini, con una speciale anteprima di “Monsters & Co. 3D”, capolavoro Disney – Pixar uscito nel 2001 e tornato nelle sale in tre dimensioni per sorprendere ed emozionare una nuova generazione di piccoli spettatori. Piaceranno ai più nostalgici invece l’omaggio a Calimero, una ricca antologia atta a celebrare il cinquantesimo compleanno del pulcino piccolo e nero creato da Nino e Toni Pagot e Ignazio Colnaghi, e la rassegna fotografica “Universal Classic Monsters”, che ripercorre i protagonisti dei classici horror prodotti dagli Universal Studios. Estremamente interessanti i titoli in concorso quest’anno per il Platinum Grand Prize: fra gli altri “Wolf Children” di Momoru Hosoda, l’anime giapponese più importante della stagione; “Padak” del regista cinese Dae-hee Lee, scioccante cartoon sulla sopravvivenza di un pesce il cui destino è quello di divenire un prelibato piatto di sushi; l’inglese “A Liar’s Autobiography: The Untrue Story of Monty Python’s Graham Chapman”, di Bill Jones, Jeff Simpson e Ben Timlett, finto biopic post-mortem di uno dei fondatori del gruppo Monty Phyton.
Non mancheranno inoltre le proposte fuori concorso, gli eventi speciali e il Future Film Short (concorso riservato ai corti sostenuto dalla Provincia di Bologna e da Rai.tv). Da non perdere anche ExpoPixel, la nuova fìera-mercato creata da BolognaFiere e Future Film Festival, dedicata alla nuove frontiere del digital entertainment che quest’anno vanta la presenza, fra gli altri, di Nick Dorra, capo animatore di Rovio, casa produttrice della celebre app di gioco “Angry Birds”.

Recensito.net

IL MONDO DELLE ACCADEMIE STRANIERE A ROMA NEL “THE REVERSE GRAND TOUR” DI VALERIO ROCCO ORLANDO

"The Reverse Grand Tour" di Valerio Rocco Orlando

Come vive un artista straniero nella città eterna? Qual è la sua concezione di ricerca artistica e che cosa di Roma lo condiziona in questa fondamentale attività? In che modo le più prestigiose accademie straniere convivono sul suolo italiano e quanta influenza ha la nostra cultura sul modo di lavorare degli artisti che queste ospitano? A tutti questi interrogativi cerca di dare risposta “The Reverse Grand Tour”, progetto di Valerio Rocco Orlando in mostra alla Galleria Nazionale D’Arte Moderna di Roma dal 6 marzo 2013.
Una serie di fotografie scattate nelle accademie straniere di Roma introduce ad un video che è il fulcro, la sintesi e l’oggetto di un lavoro che si pone a metà fra un esperimento sociologico e un grande documentario d’autore. Sullo schermo gli artisti si raccontano, ognuno nella propria lingua (il video è interamente sottotitolato in italiano), componendo un variegato ritratto delle accademie straniere, dei diversi modi di lavorare e di porsi di fronte alla possibilità del confronto; con gli altri artisti, con un paese straniero, con un concetto di spazio diverso. La scelta del bianco e nero rende il lavoro unitario e allo stesso tempo conferisce alle interviste una valenza di documento che permette allo spettatore di poter fruire dell’intero video (della durata di circa 50 minuti) o di soli frammenti, come se le esperienze narrate fossero componibili, smontabili, e avessero ognuno la propria indipendente valenza artistica e dignità narrativa. Valerio Rocco Orlando è in questo lavoro un occhio esterno, un narratore invisibile, che non interviene mai e lascia scorrere le immagini, le parole.
Eppure la sua presenza si intravede nell’analisi di quelle vite che sta sfiorando con il suo “tour”, anche e soprattutto nella visione critica che questo progetto fa passare fra le maglie del racconto: l’immagine di questi artisti quasi avulsi dalla realtà, chiusi e isolati nelle loro isole felici, come se il territorio fosse un recinto da osservare più che un terreno sul quale sporcarsi le mani.

Recensito.net