Flash fiction: due frasi e l’horror è servito

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C’è chi le chiama “two sentences stories“, chi invece le definisce “flash fiction“. Sono storie, generalmente dell’orrore, composte da sole due frasi, in cui l’autore cerca di costruire una narrazione efficace e completa di tutti gli elementi che una buona storia dovrebbe avere, nonostante la brevità del componimento.

Fredric Brown, scrittore statunitense di fantascienza, è noto proprio per questa capacità di scrivere racconti brevi incredibilmente evocativi. Nel suo racconto “Toc Toc“, pubblicato nel dicembre 1948 per la rivista Wonder Stories, Brown scrive: “C’è una soave, piccola storia dell’orrore che è lunga soltanto due frasi”. E continua:

L’ultimo uomo sulla Terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta.

Ho raccolto e tradotto le flash fiction più belle trovate on-line. Racconti brevissimi da gelare il sangue. Paura?

Se ne stava seduta sullo scaffale, gli occhi sconsiderati di porcellana e il più bel vestito da bambola che ero riuscita a trovare. Perché era dovuta nascere?

Crescendo con cani e gatti, sono stato abituato al suono delle unghie che graffiano alla mia porta mentre dormo. Ora che vivo da solo, quel rumore è diventato più inquietante.

Una bambina sentì sua madre chiamarla dal piano di sotto, così si alzò per scendere le scale. Al primo gradino sua madre la tirò con sé in una stanza: “L’ho sentita anch’io”.

Mia moglie mi ha svegliato ieri notte per dirmi che c’era un intruso in casa. Fu uccisa da un intruso entrato in casa due anni fa.

Mi svegliai con il suono del monitor di mio figlio che gracchiava, c’era il suono di una voce rassicurante che cullava il nostro bambino. Poi il mio braccio toccò quello di mia mia moglie, che dormiva al mio fianco.

Pensavo che il mio gatto avesse un problema, sembrava sempre fissarmi. Poi un giorno ho capito che guardava proprio dietro di me.

Non c’è niente come la risata di un neonato. Ma è l’una di notte e sono a casa da solo.

Non riesco a dormire, mi sussurrò infilandosi nel mio letto. Mi svegliai gelato e stringevo il vestito in cui fu sepolta.

Stavo per mettere a letto il mio piccolino quando mi chiese, “papà, controlla se ci sono mostri sotto il mio letto”.  Guardai sotto al letto per rassicurarlo e lo vidi, mi fissava sussurrandomi “c’è qualcuno nel mio letto”.

Torni a casa, stanco dopo una lunga giornata di lavoro e non vuoi altro che rilassarti da solo. Raggiungi a tentoni l’interruttore della luce con una mano, ma un’altra mano è già lì.

L’ultima cosa che vidi fu la sveglia che segnava le 12:07, prima che quella cosa mi afferrasse con i suoi lunghi artigli marci e mi aprisse il ventre in due, soffocando le mie grida con l’altra mano. Sussultai, convinto che fosse solo un brutto sogno, la sveglia segnava le 12:06. quando vidi l’anta dell’armadio aprirsi con un crepitio.

Non riesco a muovermi, respirare, parlare ed è sempre così buio. Se avessi saputo di tutta questa solitudine mi sarei fatto cremare.

Sul mio telefono c’è una foto di me mentre dormo. Vivo da solo.

Stavo facendo un bel sogno, quando quello che sembrava il suono di un martello mi ha svegliato. Riuscivo a malapena a sentire il suono ovattato della terra che copriva la bara, attutendo le mie urla.

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