In finale al Fringe Festival 2014 il racconto emozionante de Il Fulmine nella terra – Irpinia 1980

Il Fulmine nella terra Orazio Cerino

Così come il presente è scandito dalle lancette dell’orologio, il passato non può che essere suddiviso in ricordi, sensazioni, colori, suoni e visioni. Che progetti facevate e chi vi era accanto quando è crollato il muro di Berlino? Dove eravate quando sono state abbattute le Torri Gemelle di New York? E che cosa stavate guardando in tv quando un’edizione straordinaria del telegiornale vi ha annunciato la morte di Osama Bin Laden?

Il terremoto del 1980 in Irpinia è uno di quegli eventi che hanno cambiato la storia del nostro paese per sempre, ne hanno sconvolto la faccia e scoperchiato le ipocrisie. Una cicatrice fissa nel tempo, profonda, inguaribile. Eppure piccola per quanto istantanea, assurdamente breve nella propria durata. Novanta secondi. Una manciata di attimi che in un giorno normale si fa fatica ad accorgersene. E a ricordare. Eppure sono lì, fissi nella terra e negli occhi di chi li ha vissuti, di quelli che, mentre la terra tremava, stavano facendo l’amore, o ascoltando un disco, o seguendo la partita, che era domenica e sul secondo canale c’era la serie A.

“Il Fulmine nella terra – Irpinia 1980” è un monologo che parte da questa collezione di esperienze per riportare in vita quei fatali secondi in cui una scossa di magnitudo di 6,9 Richter e del X grado della scala Mercalli causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Ma questi non sono che dati, per quanto avvilenti nella loro tragica grandezza. E i dati numerici senza i suoni, i colori, le immagini, senza i ricordi, insomma, non sono abbastanza a riportarla in vita l’assurdità di quel momento. Mirko Di Martino parte da questo tipo di ricostruzione di esperienze personali e comuni per scrivere un testo che riesce nell’arduo compito di filtrare la vicenda del terremoto grazie al racconto intimo, allo humor amaro e all’ausilio di ciò che è stato e che è rimasto attraverso suoni, testi, articoli di giornale. La tragedia, dunque, non è più soltanto di una terra, o dei popoli. È di ogni singola anima che quel terreno lo stava calpestando quando ha cominciato a vibrare per poi spaccarsi e far risuonare il vuoto. E non si può narrare con numeri sterili, non soltanto. Quello che Di Martino ha compreso e magistralmente mostrato al pubblico è che la storia si intesse con le storie di cui la memoria collettiva si nutre. In un processo che non esclude nessuno. E in cui nessuno è meno importante dell’altro.

Il fulmine nella terra Orazio Cerino

Medium di questo affascinante affresco di vite è Orazio Cerino, attore di corpo e di cervello, che in modo rapido e attraente sciorina uno ad uno quegli spaccati di vita assurdamente intensi. Il suo è il talento di chi sa trasformarsi in uno, nessuno e centomila. Senza cadere mai nel sensazionalismo di uno strillone a caccia di attenzioni, l’attore è qui un’arma affilata dotata di voci e dialetti, movenze e identità, quelle stesse che il fulmine ha annientato e a cui questo lavoro può restituire finalmente dignità storica e narrativa. Nient’altro che lo spazio di un palcoscenico gli è necessario per mettere in scena le testimonianze e le denunce, il costume e la società di un’epoca così ferocemente vicina, per far sorridere amaramente appena prima di affondare il coltello in un pubblico che è immerso vulnerabile in quella domenica di trent’anni fa. Le frequenti citazioni dal mondo del calcio, della politica e perfino di cantanti e show girl, non sono vezzi fini a se stessi; nella voce e nelle mani sapienti di Cerino sono pietre che una sull’altra ricostruiscono un muro solido, un baluardo il cui collante è il desiderio legittimo di non dimenticare.

Il fulmine nella terra – Irpinia 1980 sarà nuovamente in scena durante l’ultima serata del Roma Fringe Festival (11 Luglio 2014), essendo stato votato come spettacolo finalista di quest’edizione. 

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