C’era una volta la black comedy: Arsenico e vecchi merletti

Arsenico e vecchi merletti

Ogni giovedì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

Sarà stato il gelo che ha travolto Roma, o forse il ritorno al caldo del piumone. Sarà stato l’inverno che mi vizia come nemmeno il tepore della primavera. Sarà stata la pioggia, o il vento che bussa insistente alla finestra. Saranno stati questi pomeriggi, già scuri come la notte, a farmi tornare la voglia di un buon classico in bianco e nero, uno di quei film degni di accompagnare la bellezza di certe giornate pigre.

…and the winner is “Arsenico e Vecchi Merletti“!

Trama: Lo scrittore Mortimer Brewster (Cary Grant), ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Abby (Josephine Hull) e Martha (Jean Adair) per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper, ma scopre che le due amabili e anziane ziette “aiutano” quelli che affettuosamente chiamano i “loro signori” (in realtà loro inquilini) a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni, e che li seppelliscono nel Canale di Panama, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, Teddy (John Alexander), che crede di essere Theodore Roosevelt, scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri. I suoi piani vengono sconvolti dall’arrivo dell’altro fratello Jonathan (Raymond Massey), un efferato pluriomicida…

Arsenico e vecchi merletti (il titolo in lingua originale è Arsenic and Old Lace) è l’adattamento cinematografico di una commedia del commediografo statunitense Joseph Kesselring, scritta nel 1939 e diretta a Brodway da Bretaigne Windust; dell’opera originale, reduce di uno straordinario successo testimoniato dal numero di 1444 repliche, Frank Capra decise di mantenere parte del cast, e soprattutto di non stravolgerne troppo la struttura, probabilmente conscio di trovarsi alle prese con un prodotto già vincente. Anche da questo film, come accade in altri di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane, è possibile evincere il chiaro impianto teatrale: le vicende di Mortimer e delle zie Brewster si svolgono quasi interamente in una casa che funziona esattamente come un palcoscenico, con il suo spazio per l’azione e le sue quinte, dalle quali i personaggi si avvicendano in un rocambolesco gioco delle parti.

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