L’imbalsamatore, Matteo Garrone e la sua favola grottesca

L'imbalsamatore

Ogni giovedì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

Sono passati più di dieci anni da quando mi immersi nella lettura di qualsiasi documento e articolo di giornale esistente sul caso dell’omicidio di Domenico Semeraro. Per una serie incredibili di coincidenze, di quelle che ti fanno pensare che la realtà sia molto più scaltra della fantasia, la vicenda del “nano di Termini” appariva all’opinione pubblica più come un film horror che una storia da cronaca nera. Una sceneggiatura pronta, che non necessitava nemmeno di un preciso punto di vista. Era tutto nelle parole di quel processo, nelle testimonianze, nelle stanze buie della memoria dei suoi protagonisti.

…and the winner is “L’imbalsamatore“!

Trama: Peppino (Ernesto Mahieux) è un tassidermista napoletano, affetto da nanismo e con tendenze omosessuali. Un imbalsamatore, abile e rinomato, talmente bravo che i suoi servizi sono richiesti persino dalla camorra, che lo impiega nel commercio di sostanze stupefacenti. La camorra lo paga profumatamente per estrarre la droga dai cadaveri utilizzati come copertura dei propri traffici. Peppino conduce un’esistenza solitaria. Fino al giorno in cui incontra Valerio (Valerio Foglia Manzillo), un ventenne alto e bellissimo da cui è subito fortemente attratto. Decide allora sottrarlo dall’attività di cuoco e di coinvolgerlo nel proprio lavoro con un’importante offerta economica. Valerio accetta immediatamente la proposta e diviene suo discepolo…

Uscito nelle sale nel 2002, L’imbalsamatore è il film che segna la svolta decisiva nella carriera di Matteo Garrone, che con questa pellicola ottiene il favore della critica e un David di Donatello per la migliore sceneggiatura. Pur basandosi su un fatto di cronaca realmente accaduto, la storia se ne allontana, si serve della realtà come di uno spunto, un nucleo fondamentale al quale legare le idee, le ispirazioni, la costruzione inedita dei personaggi. Una favola nera, sporca di sangue e di intenzioni non dichiarate, di menzogne e di tragedie. Una favola senza lieto fine in cui lo spettatore è portato a sospendere il proprio giudizio per addentrarsi nel grottesco di un dipinto tanto assurdo quanto incredibilmente vero.

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