#XF7 al debutto nello spazio: diario di una guerra fredda (e lenta)

X Factor 7 #XF7

X Factor 7, diario di viaggio. Giorno 1.
La scelta di voler mandare in onda il programma da una stazione orbitante nello spazio ha sicuramente avuto le sue implicazioni negative. L’assenza di gravità, fin dai primi minuti, è risultata difficile da reggere. Quando manca lei, a tenere i nostri eroi incollati con i piedi a terra, tutto diventa lento, dilatato al punto da smarrire lo spettatore.

È chiaro fin da subito: la nave #XF7 è sotto pressione. La minaccia delle aspettative che si aggirano fra le stelle è tale da aver reso indispensabile l’uso delle potentissime armi laser messe a punto dalla squadra Fremantle, la prima ad approdare ai confini dell’Universo con un talent show. Ma in una guerra senza esclusioni di colpi chi ci rimette è il povero abbonato Sky, che privo di un’adeguata armatura spaziale, soccombe immediatamente. La dotazione di livello uno, composta da occhiali da sole e caffè, si rivela una corazza fragile, inutile.

E soccombono pure i concorrenti, poveretti. Arruolati per combattere in un conflitto più duro di quanto si potesse immaginare, non sono all’altezza degli eserciti precedenti. Uno ad uno cadono in battaglia, ancora privi delle potenzialità per reggere un simile fardello, annichiliti da scelte musicali quasi sempre banali. Così la supernova Elisa li mette ben presto in ombra. È palese, non c’è nessun soldato semplice con la stoffa del generale Chiara Galiazzo, che nella scorsa edizione aveva infuocato gli animi di noi osservatori. Era la nostra speranza, il sogno di arrivare sani e salvi a piantare la bandierina con la X sul suolo della finale.

Certo il nostro comandante è in forma come sempre. Schiva i colpi con la modestia che abbiamo imparato a conoscere e si sporca le mani nella sala motori, dove è alle prese con errori di grafica e soldati minorenni che dopo mezzanotte si disintegrano nell’atmosfera, scomparendo. Se Peter Capaldi non fosse già stato confermato dalla BBC nel ruolo del nuovo Doctor Who, Alessandro Cattelan sarebbe perfetto. Bello, sempre pronto, con una spiccata capacità di problem solving spazio-temporale.

Fa freddo quest’anno sulla nave di X Factor. I sotto ufficiali Ventura, Elio e Morgan sono gli stessi, ma il calore del pubblico intergalattico non li circonda come dovrebbe. Non uno schiamazzo fastidioso che ci impedisca di ascoltare decentemente le loro voci, creando quelle parentesi di trash siderale che tanto servivano allo show. Non una novità degna di essere menzionata. Nemmeno quella costituita dal loro collega Mika, una vera e propria rivelazione durante i casting, quando la sua lentezza e la difficoltà nel parlare la nostra lingua erano supportate da un montaggio fatto a dovere.

In attesa del prossimo viaggio quel che ci resta è una certezza che non può che consolarci: la benzina share, in aumento del 17% rispetto allo scorso anno, è dalla parte della nave #XF7. Ed era solo la prima, si può soltanto migliorare. Passo e chiudo.

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4 pensieri su “#XF7 al debutto nello spazio: diario di una guerra fredda (e lenta)

  1. Signor Ponza ha detto:

    Mi trovi completamente d’accordo, ma proprio per questo motivo sono abbastanza fiducioso sulle prossime puntate. Insomma, si può solo migliorare. Una-due puntate di assestamento sono inevitabili, soprattutto visto che lo show da quest’anno non è più prodotto dalla Endemol ma direttamente da Sky.

    • Biagiochi? ha detto:

      In realtà è passata da Magnolia (che curava l’edizione italiana fino all’altro anno) a Fremantle, che poi è la casa originaria del format, ma si… Il passaggio c’è stato e si vede tutto! Sono fiducioso anch’io. E’ comunque un ottimo programma. Il problema è che veniva da due anni di aspettative altissime create proprio da Sky, che aveva dato al programma una qualità che sulla Rai non aveva.

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