“Tale e Quale Show”: nostalgicamente moderno, già cult

Tale e Quale Show Carlo Conti

Può essere talvolta simpaticamente imbarazzante, ma di certo non è trash. Stiamo parlando di “Tale e Quale Show”, un programma che sembrava destinato ad essere il preferito dei pensionati d’Italia e che si è trasformato, stagione dopo stagione, in un fenomeno la cui corsa sembra inarrestabile. Piace anche a me che l’ho snobbato per ben due anni, che guardavo con diffidenza a quello che sembrava essere nient’altro che un mix carnevalesco fra “Re per una notte” e il più recente “I migliori anni”.
Mi sbagliavo. E si sbagliava anche Aldo Grasso, quando con poca lungimiranza sul Corriere della Sera scriveva di uno show “calibrato sull’immaginario di riferimento di un pubblico molto generalista, di certo non giovanissimo (i personaggi imitati vanno da Milva a Gianni Morandi a Gabriella Ferri, per dare una spruzzata di modernità si sceglie Donna Summer)“. Oggi “Tale e Quale” è forte di un successo che premia gli ascolti e conquista anche un pubblico più giovane, al quale sono destinate le performance in cui gli “imitati” sono personaggi da talent e più in generale da classifica. Ne parlano i blog, lo commenta Twitter, si guarda su Youtube. Da contenitore nostalgico a fenomeno di costume, “Tale e Quale Show” è riuscito nell’intento di mantenere la patina del più classico dei varietà, che lo riveste e tiene tutti i pezzi saldamente insieme, senza rinunciare a essere moderno nel più elegante (e sempre più raro) dei modi.
“Tu cara me suena”, questo il titolo del format originale (in Spagna Antena 3 si prepara a mandare in onda la terza edizione), è sicuramente un prodotto vincente; il pubblico ha dimostrato di apprezzarlo in diversi contesti culturali, l’adattamento è relativamente semplice in quanto ridotto alla scelta dei personaggi da “assegnare” ai concorrenti, e il programma strizza l’occhio ai talent show senza che le dinamiche del genere lo complichino inutilmente.
Certo la scelta del cast resta fondamentale, ma la squadra italiana ha fatto un lavoro che, soprattutto quest’anno, miscela sapientemente ingredienti diversi ma complementari. Ciò che contraddistingue il programma sembra essere tutt’altro che tale e quale a ciò che siamo abituati a vedere in tv; si potrebbe dire che la somma di Carlo Conti, della giuria (Goggi, De Sica, Lippi), di una gara senza eliminazioni ma in cui i concorrenti assegnano amorevolmente dei punti l’un altro, degli interventi comici del buon Cirilli, porti al risultato di un buonismo estremo. Non è così. “Tale e Quale Show” ci riconduce ai fasti dei varietà puliti, quelli che non avevano bisogno di fare troppo rumore. E che piacevano proprio per questo. A dimostrazione che in televisione ciò che è piacevolmente educato, e intellettualmente onesto, non tramonta mai.

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