Venezia 70: “Mary is Happy, Mary is Happy”, l’esperimento che porta Twitter alla Biennale

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“Mary is Happy, Mary is Happy” è un esercizio di stile tanto semplice quanto rivoluzionario. Twitter sposa il cinema dando vita ad una sceneggiatura che è un ibrido fra ciò che è già stato scritto e ciò che quella base fatte di parole potrebbe significare, nelle sue molteplici interpretazioni. Nawapol Thamrongrattanarit, regista tailandese, ha scelto per il suo esperimento un account Twitter di una giovane studentessa, usando 410 tweet scritti consecutivamente dalla ragazza, ignara che la sua vita sarebbe diventata un film surreale, a tratti romantico, drammatico, ma anche assurdamente grottesco e intelligentemente demenziale.
Mary frequenta l’ultimo anno di scuola superiore. A qualche mese dalla maturità, deve affrontare cambiamenti nella sua vita e i primi innamoramenti. Nel frattempo cominciano a verificarsi strani avvenimenti che sembrano completamente fortuiti e immotivati. La ragazza si sforza di dare un senso a ogni cosa mentre la sua vita rischia di finire fuori controllo.
I tweet compaiono sullo schermo e assumono di volta in volta funzioni diverse; la quotidianeità è registrata, scritta nero su bianco, e la sceneggiatura sceglie ora di tradurla letteralmente in immagini, ora di interpretarla. Il risultato è una vita, una soltanto di quelle possibili, in cui 140 caratteri si traducono in scelte, incidenti, punti crociali sulla linea temporale dell’esistenza della protagonista. Il ritmo è veloce, serrato, la TimeLine di Mary non ammette pause, fino a quando lei stessa scrive di sofferenza, forse dell’amore non corrisposto per il ragazzo dei suoi sogni o della morte della sua migliore amica. E allora quelle lettere sullo schermo condizionano i movimenti di macchina, gli stacchi, i cambi di inquadratura: diventano pause, dilatano la narrazione e palesano allo spettatore il loro peso, la loro importanza.
“Mary is Happy” insegna che la memoria è una fonte miracolosa a cui attinge la creatività, che val la pena di scrivere per potersi rileggere negli occhi degli altri. E che ricordare dipende anche dalla scelta di fissare i suoni, i colori, l’elettrocardiogramma dei propri umori su un mezzo che possa restituire la nostra esperienza ad un bacino più ampio di riceventi. Per farla (meravigliosamente) di tutti.

Recensito.net

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