Venezia 70: “Un pensiero kalasnikov”, perla italiana per Orizzonti Corti

Un pensiero kalasnikov

Pietro esplora la vita tendendo le braccia verso ciò che non conosce, muovendosi curioso per occupare lo spazio, come un attore avido di consumare le tavole del palcoscenico. Il suo inverno è scandito dal suono ovattato della neve che cade su Milano, e i rumori che lo accompagnano in una giornata uguale a tutte le altre sono una partitura di rivelazioni inattese.
Giorgio Bosisio presenta alla Biennale di Venezia, nella sezione Orizzonti Corti, “Un pensiero kalasnikov”, scorcio di vita in 21 minuti, danza di abitudini ora consolidate ora infrante dall’eterna scoperta che l’adolescenza è per ognuno. E dirige magistralmente il giovane Paolo Roberto Di Seglio, a cui fa dono di un ruolo intenso e faticoso, che sfrutta l’intelligenza e l’istinto del corpo dell’attore. Quella narrata è una storia di formazione che si serve al meglio della suggestione dell’ambiente domestico, un utero sicuro in cui galleggiare nella noia delle proprie consuetudini; ma è anche un viaggio di evasione, che trova in una Milano gremita di personaggi bizzarri il suo scenario di presepe metropolitano, addolcito dalla neve e dall’innocenza del protagonista.
Come Pietro lo spettatore è costretto a misurarsi con l’estraneità delle vite altrui, fino a sperare di poter carpire il senso della vita nelle sfaccettature più insignificanti che la compongono. E a barattare la serenità dei giorni più tediosi con la felicità che solo il brivido della scoperta può dare. La pellicola svela agli occhi dello spettatore una verità tanto semplice quanto disarmante; ogni minuscola differenza che la mente scova fra se stesso e gli altri determina la distanza fra ciò che siamo e ciò che potremmo essere stati, fra ciò che vorremmo essere e ciò che non saremo mai. L’applauso in sala sui titoli di coda accompagna la presa di coscienza di un “pensiero kalasnikov”, una piccola grande epifania con cui fare i conti.

Recensito.net

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