L’amore per le donne di Pedro Almodóvar si fa capolavoro in “Volver”

Volver Film

Ogni venerdì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

Cambiamo mondo, cambiamo cinema, cambiamo lingua (e linguaggio). Devo parlarvi di “Volver”. Devo farlo perché rivederlo mi ha fatto letteralmente innamorare di questo film. E mi ha fatto pensare molto. Leggo di femminicidi, delle polemiche sul corpo della donna in tv, dei dibattiti su “Miss Italia”, di dignità e di tragedia. Voglio darvi questo consiglio, proprio questa settimana, affinché possiate fermarvi e lasciarvi prendere da quello che è un vero e proprio manifesto di amore per le donne. Un capolavoro, in cui Pedro Almodóvar celebra l’universo femminile con la potenza del cinema che sa scavare a fondo, indagare, far male, e sa infine raccontare la verità. Anche quando parla di storie all’apparenza assurde, storie al limite del dolore e della sopravvivenza.

And the winner is… “Volver”!

La Trama: Madrid. Raimunda (Penélope Cruz) è una lavoratrice instancabile, sposata con un uomo alcolizzato e nullafacente e madre di una ragazza appena adolescente (Yohana Cobo). Soledad (Lola Dueñas), sua sorella, meno intraprendente e più timida, è separata dal marito e lavora come parrucchiera abusiva. Le due donne hanno perso entrambi i genitori durante uno dei tanti incendi provocati dal “solano”, il vento che devasta La Mancha, il loro paese d’origine e dove vive l’anziana zia Paula (Chus Lampreave) che da qualche tempo si comporta in modo insolito. Paula parla di Irene (Carmen Maura), sua sorella e madre delle sue ragazze, come se fosse viva, e nel quartiere giurano di aver visto il suo fantasma aggirarsi in casa di Paula…

È difficile parlare di “Volver” senza cadere in sentimentalismi, evitando di far uso di aggettivi sensazionalistici. È impresa ardua. In primis perché con “Volver” Pedro Almodóvar riesce nell’intento di portarci a Madrid, e nella Mancha, affascinando prima gli occhi e poi il cuore. La fotografia di Josè Luis Alcaine sembra fare in modo che quei vicoli ci circondino, quasi ci parlino, siano protagonisti del film tanto quanto i suoi attori. O meglio, le sue attrici.

Perché “Volver” è uno splendido affresco di complicità femminile, che esplora nevrosi, superstizioni, debolezze e punti di forza di un coro di donne. Ognuna con la propria individualità è parte di un unico organismo vibrante e credibile per la propria aderenza alla realtà. Perché perfino nei suoi momenti più surreali, la pellicola suggerisce l’enorme consapevolezza messa in campo da Almodóvar in fatto di donne. Non è la prima volta che il regista spagnolo le racconta, ma in “Volver” la loro presenza è assoluta e magnificamente predominante, in una sorta di riscatto di Raimunda, Sole e le altre sulle figure maschili che troppo a lungo ne hanno condizionato negativamente la vita. Almodóvar li racconta questi uomini, ma con maestria narrativa li tiene nell’ombra.

Clicca qui per continuare a leggere…

Advertisements

Commenta con Facebook, Twitter o Google+

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...