Un’icona, un abito, una scena che nessuno ha mai dimenticato: “Quando la moglie è in vacanza”

Quando la moglie è in vacanza


Ogni venerdì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

Non mi dilungherò molto questa settimana, perché i miti parlano da soli. Parla la loro storia, l’impronta che hanno lasciato nella storia del cinema, l’influenza che hanno avuto non soltanto in vita, ma anche in un futuro che non hanno visto mai. Di Marylin Monroe non scriverò mai quanto fosse bella, semplicemente perché credo che avrebbe preferito essere ricordata come un’attrice di talento. Le etichette hanno contribuito a distruggerla, e non c’è bisogno di tante parole per renderle omaggio. Basta ricordarla per quello che ci ha lasciato.

And the winner is… “Quando la moglie è in vacanza”!

Trama: Richard Sherman (Tom Ewell) ha appena accompagnato moglie e figlio in vacanza nel Maine, e torna a casa da solo con la consapevolezza di dover continuare a lavorare anche in estate, al contempo felice della ritrovata indipendenza. Ma nell’appartamento sopra il suo è appena arrivata una giovane annunciatrice televisiva (Marilyn Monroe)…

“The Seven Year Itch” nasce come commedia teatrale, e non è difficile accorgersene. Quasi tutta l’azione si svolge, infatti, nell’appartamento del protagonista, un luogo che ha tutta l’aria di voler rappresentare la normalità della vita coniugale, quella vita che deve scontrarsi, come dice il titolo, con il “prurito del settimo anno”. Billy Wilder si discosta appena dall’impianto teatrale del soggetto, portandoci immediatamente nella vita di Richard attraverso l’ambiente che più gli è familiare. Sul piano narrativo “Quando la moglie è in vacanza” appare come una classica commedia hollywoodiana, in cui gli equivoci fanno la loro parte senza mai rendere difficile la comprensione dello spettatore. Eppure in questa pellicola c’è molto di più di una banale commedia.

La solitudine, lo smarrimento, il gioco dei ruoli al quale la società ci costringe, e poi ancora la tentazione, il sesso… Attraverso la figura di Marilyn Monroe, forse anche qui costretta a un ruolo con il quale spesso il pubblico la identificava, George Axelrod costruisce un soggetto che contiene temi complessi, che a volte sfiora, a volte tocca con enorme intelligenza. La misteriosa ragazza bionda è cruciale per una sceneggiatura che appare leggera e nasconde ben altro. Non ha nome il personaggio della Monroe, è etereo, impalpabile, sfuggente; e questa sospensione fra realtà e immaginazione pare rendere omaggio all’icona che sarebbe diventata, il mito sempre sul labile confine di storia e leggenda. Nel 1955 Wilder riesce a parlare di adulterio (nonostante la censura) con dialoghi geniali, sfruttando a pieno le capacità di un’attrice di enorme spessore.

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