“Un giorno in pretura”, il programma di Raitre colpevole di un solo capo di imputazione

Un giorno in pretura

Attualmente in onda su Raitre ogni sabato alle 23:55 con un ciclo di 6 puntate dedicate all’omicidio di Sarah Scazzi, “Un giorno in pretura” è un format dalla durata potenzialmente infinita; dal 18 gennaio del 1988, il programma ideato, diretto e condotto da Roberta Petrelluzzi si conferma come l’unico approfondimento giornalistico in grado di raccontare i fatti di cronaca attraverso la narrazione essenziale dei processi che li riguardano.
La ricostruzione dei fatti è di per sé un’impresa non facile, nella quale la maggior parte dei contenitori e dei programmi di approfondimento della nostra tv fallisce miseramente, concentrandosi sulla ricerca del mostro a tutti i costi, su quei dettagli scabrosi in grado di scaturire la polemica e garantire qualcosa di più del minimo sindacale di share. Se si pensa ad un processo come quello che ha visto imputate Sabrina Misseri e Cosima Serrano, bisogna tener presente che lo sviluppo delle indagini, così come quello testimonianze in aula, è stato tutt’altro che lineare: il tentativo di raccontarlo presuppone, dunque, uno sforzo di sintesi che la tv italiana troppo spesso scambia per una riduzione semplicistica (e lacunosa) degli eventi, in un circolo vizioso di disformazione perpetua. Su queste poco solide basi poggia la tristemente nota fenomenologia del pubblico diviso fra innocentisti e colpevolisti, che trasforma le piazze e i bar in veri e propri ring delle errate convinzioni. È così che gli assassini e le loro vittime prendono spazio sulle copertine delle riviste scandalistiche, in una strana e macabre evoluzione del divismo.
Ed è a proposito di questa becera tendenza che “Un giorno a pretura” può essere ritenuto colpevole di un unico capo di imputazione, un’unica pecca che prepotentemente stona con quello che è il programma nella sua interezza. A cosa serve, infatti, condire le immagini del processo, le arringhe dei pubblici ministeri e degli avvocati della difesa, con videoclip in cui un accompagnamento musicale studiato ad hoc fa da sottofondo alle immagini della vittima di turno? Quello di utilizzare le immagini di Sarah Scazzi su una musica dal sapore malinconico è veramente l’unico modo di dare respiro al racconto? Perché un programma così asciutto e privo di orpelli – e che trova in questa sua essenzialità, come nella mancanza di un commento a tutti i costi, il suo punto di forza – deve uniformarsi ad una tendenza tanto lugubre quanto superflua?
L’impressione è che il programma soffra del timore che la sola cronaca possa mancare di appeal, sopperendo a tale presunta mancanza con la ricerca di empatia a tutti i costi. Ma il successo ottenuto (nelle ultime puntate, ad esempio, il programma ha toccato anche il 14% di share) conferma che lo spettatore stia cercando la notizia, senza interpretazioni, commenti o spettacolarizzazioni; di questi, d’altra parte, è già pieno l’intero palinsesto.

Recensito.net

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8 pensieri su ““Un giorno in pretura”, il programma di Raitre colpevole di un solo capo di imputazione

  1. La Rockeuse ha detto:

    Non so se è una mia impressione ma penso che Un giorno in Pretura sia peggiorato negli anni, nel senso che io lo seguivo tempo fa e mi sembrava molto molto meglio. Adesso, vuoi l’attenzione sempre più morbosa della gente nei confronti dei fatti di cronaca (cit.Immanuel Casto), vuoi la concorrenza, è dovuto cambiare per forza di cose… ed è cambiato in peggio!

      • Biagiochi? ha detto:

        Beh dai, di trash ha solo il fatto che tenta di dare un po’ di respiro usando un metodo sicuramente discutibile, come ho scritto… Però alla fine si limita a mostrare i processi. Certo ha scelto di cavalcare fatti di cronaca celebri, ma questo penso fosse inevitabile (e un po’ serve anche a fare chiarezza dove gli altri hanno fatto disinformazione)…

  2. La Rockeuse ha detto:

    Diciamo che per fortuna ha mantenuto la sua linea e non è scaduto in robaccia genere Quarto Grado e affini, d’altra parte è sempre un programma “storico” della rai!

    • Biagiochi? ha detto:

      Si, per questo parlo prima generalmente di “vittima di turno”. Credo sia sempre stato così (purtroppo) per i casi di omicidio!

      PS: Ho visto che hai chiuso Disco Rex, peccato!

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