Approdo a “Revolutionary Road”: la strada per la felicità è lastricata di lacrime

revolutionary road

Ogni venerdì ilballodelcervello.com ospita una mia rubrica cinematografica dal titolo “and the winner is…”, nella quale consiglio i film che credo valga la pena di vedere.

Non so voi, ma a volte sento l’esigenza pressante di liberarmi da tutte le tensioni semplicemente piangendo. Mia madre mi racconta spesso di quando da piccolo le chiedevo il permesso di piangere, anche se apparentemente non ne avevo alcun motivo; in certi determinati comportamenti ero un bambino atipico, e la mia propensione al dramma spaventava i miei genitori, convinti che fossi afflitto da depressione infantile. Il realtà le lacrime sono sempre state uno dei miei meccanismi di difesa. Quando sento di esplodere, scarico lo stress con un bel pianto (in solitudine, c’è un limite a tutto). Se come me non disdegnate – anzi sapete apprezzare – il piacere che si prova a frignare per un po’ in santa pace, allora vi piacerà molto il film che vi propongo oggi.

And the winner is… “Revolutionary Road“!

La Trama: Connecticut, metà degli anni cinquanta. Frank e April Wheeler (Leonardo Di Caprio e Kate Winslet) sono una giovane coppia che conduce una vita apparentemente serena nel quartiere residenziale di Revolutionary Hill. Schiacciati dall’ambiente borghese che li circonda, i due dovranno fare i conti con la propria insoddisfazione, con gli errori e le scelte che ne comprometteranno il matrimonio.

Ci sono momenti, nella vita di chiunque abbia provato cosa significhi la ricerca della felicità, in cui si è troppo concentrati a guardare altrove, a proiettare se stessi in fantasie così vivide e patinate da non aver nulla a che fare con la realtà; è in questa bolla di illusioni che spesso inciampa anche il più puro degli amanti, è in questo desiderio che si fa spazio la demolizione dell’amore, la possibilità dell’errore.
Partendo da un presupposto drammaturgico tanto grande e pieno di possibilità, Sam Mendes riesce in “Revolutionary Road” nel compito di sfruttare a pieno un’eccellente squadra di lavoro per confezionare un film godibilissimo, di quelli che non si fanno dimenticare facilmente. È dei più riusciti il sodalizio con Justin Haythe, la cui sceneggiatura attinge all’omonimo romanzo di Richard Yates come per trasformare le parole in pennellate, le pagine in tele bianche su cui tratteggiare la più vasta e profonda gamma delle emozioni umane; le ritroviamo tutte nello sguardo che magistralmente Kate Winslet presta alla sua April, bruciano come le numerose sigarette che brillano nel film, veloci ma godute a pieni polmoni. E piacciono proprio perché vivono di una verità che appartiene a tutti.

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