Con “Dignità autonome di prostituzione” il teatro si veste di vizio e crea dipendenza

Dignità Autonome di Prostituzione

“Dignità Autonome di Prostituzione” non è uno spettacolo teatrale, è piuttosto un’esperienza, un’originalissima celebrazione del teatro in cui lo spazio teatrale stesso viene fatto a pezzi per sviscerarne l’essenza, in una provocazione che è insieme impegno sociale e performance. L’idea di convertire il teatro in una casa di piacere è tanto semplice quanto rivoluzionaria. L’attore si prostituisce per vendere, e giammai svendere, la propria “pillola di piacere”, lo spettatore tratta il prezzo e poi gode del monologo per il quale ha appena pagato.
Siamo oltre la post-drammaturgia, in “Dignità autonome di prostituzione” non soltanto è abolita la divisione fra palco e platea, ma l’intera struttura adibita allo spettacolo diviene viva e pronta ad accogliere la recitazione. Non esistono poltrone, non esiste distanza fra chi vende il piacere e chi ne usufruisce, il pubblico viene accolto nei camerini, sul palco, dietro il sipario, e lo spazio della performance si estende anche in strada, qualora l’attore-prostituto scelto lo richieda. È per lo spettatore un’occasione unica, quella di poter sentire la recitazione, sfiorarne l’essenza, le lacrime, il sudore, gli sguardi. Trasformare un teatro in una casa chiusa e vestirlo di vizio non ne scalfisce la sacralità, anzi suggerisce un’idea di destrutturazione e contaminazione che dagli anni Sessanta risulta essere vincente e saggiamente provocatoria. La reciproca, e qui ampiamente dichiarata, necessità che sussiste fra attori e pubblico, si palesa senza mezzi termini nella dimensione della prostituzione dell’artista, che non ne svilisce lo stato dell’arte, anzi lo eleva ad una maggiore e inedita dignità popolare, spudorata e proprio per questo scioccante. Il regista Luciano Melchionna, che con Elisabetta Cianchini firma anche il format dello spettacolo, sembra aver trovato il modo migliore, allo stesso tempo decadente e festoso, per ricordare quanto sia importante celebrare il teatro in una società che potrebbe dimenticarlo del tutto, rischiando di annichilirsi.
È il caso a regolare la vita del bordello dell’arte; l’ampia varietà di testi si sposa con le scelte autonome dello spettatore dando vita ad uno spettacolo unico, che proprio in virtù della sua irripetibilità invita a numerose altre visioni. Le puttane dell’arte magistralmente ammaliano, commuovono, fanno ridere e creano un’inaspettata (sanissima) dipendenza.

Recensito.net

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