“The Voice of Italy”, uno show nato già vecchio

Al-via-The-Voice-Italia-il-7-Marzo-ecco-cast-e-regolamento-638x425

Se uno spettatore mediamente ingenuo si fosse sintonizzato ieri sera su Raidue durante una delle panoramiche al pubblico danzante di “The Voice”, avrebbe certamente creduto di trovarsi d’improvviso negli anni novanta, catapultato come per magia nello studio di “Generazione X” o “Top Of The Pops”. L’anacronistica scelta di selezionare baldi giovani e graziose donzelle, pronti a prestare senza remore alcune il proprio corpo all’esaltazione mistica, costituisce per il talent di Raidue la degna cornice di uno programma nato già vecchio.
È stantia l’impostazione di questo show, che pretende di avere mordente ma si abbandona ad un buonismo che si fa fatica a concepire; i giudizi positivi in cui si prodigano i quattro coach lasciano a bocca aperta, soprattutto quando sono riferiti a delle esibizioni di un livello così scarso che a tratti fanno tornare alla memoria le espressioni a metà fra l’interdetto e il disgustato di Corrado di fronte a certi dilettanti allo sbaraglio. Simon Cowell non ci ha insegnato niente, e ancora una volta il politically correct prende il sopravvento su una gara senza competizione. Più che un talent show, “The Voice of Italy” è un vero e proprio karaoke travestito da evento, in cui il processo creativo è del tutto assente, e il pregio dell’orchestra dal vivo è vanificato da arrangiamenti di una banalità estrema, fedeli agli originali e senza traccia di sperimentazione.
I presunti talenti (più che presunti se confrontati ai colleghi dell’edizione americana) sono sopraffatti dall’evidente mancanza di appeal e da alcune scelte dei coach, talvolta francamente imbarazzanti (come ha fatto Cocciante a preferire la mediocre Giulia Saguatti a Jessica Morlacchi?). Non bastano le battutine di Piero Pelù, la freschezza di Noemi o la professionalità di una signora che sa come stare in televisione. Nemmeno la Carrà può porre rimedio alla più grande falla di questo talent, che dal suo celebre predecessore “X Factor” ha imparato poco e niente; Fabio Troiano è inadeguato, non sembra intimidito dalla diretta ma questo non è necessariamente un bene visto che la sua conduzione non si è mossa di un solo passo in avanti e resta statica, senza alcuna verve. Senza un montaggio che possa simulare un ritmo quantomeno decente, Troiano è spacciato, ingabbiato in un corpo che non sa usare, su un palco che non sa usare, in un mestiere che non sa fare. E non stupirebbe se Carolina Di Domenico lo guardasse dalla sua postazione web, usata poco e male, chiedendosi  il perché di due ruoli che sarebbe stato meglio invertire.
Il déjà-vu di Star Academy è dietro l’angolo; hanno trasformato per l’ennesima volta un format di successo in un inesorabile generatore di noia.

Advertisements

3 pensieri su ““The Voice of Italy”, uno show nato già vecchio

  1. Signor Ponza ha detto:

    Bravissimo. Sono d’accordissimo con te. Quello che manca a questo The Voice (ammazzato fino a che si trattava di puntate registrate dal pessimo montaggio) è un po’ di scintille tra i giudici, un “sei falsa Raffa, cazzo”, qualcosa del genere. Sono stupito che comunque gli ascolti stiano reggendo. No comment sui “conduttori”.

Commenta con Facebook, Twitter o Google+

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...