Sacha Gervasi e il profilo peggiore di “Hitchcock”

hitchcock

C’è poco cinema che parla del cinema nell’ultimo film di Sacha Gervasi, “Hitchcock”. Chi si aspetta uno sguardo, certo romanzato ma comunque di spessore, sul making of di quel capolavoro assoluto che è Psycho, rimarrà di certo amareggiato all’uscita dalla sala. Sul piano filmico, questa deludente pseudo-biopic, cerca disperatamente di mutuare espedienti e scelte registiche tipiche del maestro della suspense, ma riesce invano ad avvicinarsi all’eccellenza cui pare puntare; i movimenti di macchina, gli espedienti atti a narrare il voyeurismo del regista, l’attenzione morbosa ai particolari, sembrano voler dare l’impressione che il film, oltre a raccontare Hitchcock, lo stia omaggiando, purtroppo con scarsi risultati.
Il cast stellare non basta a rendere la pellicola più godibile di quanto non siano alcuni suoi rari momenti, e quasi stupisce che la bravissima Helen Mirren abbia accettato il ruolo di Alma Reville, il cui personaggio è funzionale soltanto a far trasparire un certo interesse pruriginoso del suo “Hitch” per le belle donne, il rapporto malato con il cibo e l’alcool e la gelosia per la moglie, piuttosto che il genio e la grandezza che ne hanno contraddistinto l’attività di regista. Non basta nemmeno la bravura di Anthony Hopkins, strabordante e mai oscurata dalla corazza che è costretto a portare per somigliare al suo personaggio, a far emergere la caratura artistica e lo spiccato sense of humor di Hitchcock, che appaiono sviliti più che celebrati (o quanto meno narrati) dalla debole sceneggiatura di John J. McLaughlin. Dall’indagine sul rapporto di coppia, sul processo creativo e sullo scontro dell’artista con il giudizio altrui, sarebbero potuti derivare picchi di intensità che lo spettatore riesce a malapena a intravedere; gli spunti potenzialmente interessanti sono infatti offuscati dalla scelta di rendere i personaggi quasi delle caricature (rischio scongiurato dall’intervento salvifico degli attori protagonisti), e dalla patina glamour sotto la quale giacciono.
Fatta eccezione per un numero esiguo di scene che strappano un sorriso, o che potrebbero stupire i più nel narrare le difficoltà a cui andò incontro la genesi di Psycho, il film vola a bassa quota in un cielo che avrebbe potuto ospitare infinite, altissime, possibilità.

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