Lo straordinario record di “Montalbano” (e della disinformazione italiana)

Le Iene Siria

È uno strano paese l’Italia. Un paese in cui l’informazione lentamente muore, silurata da conflitti d’interesse, giochi di potere, volontà di disinformazione coatta e altre disgrazie di cui un paese civile non dovrebbe soffrire.
È un paese, il nostro, in cui le notizie sulla guerra in Siria vengono filtrate (e occultate dalle maglie fitte di questi filtri) dalla tv con un tale disinteresse che si fa fatica a credere che ancora si spari a Damasco. Per questo non stupisce che un reportage di una caratura degna di tale titolo sia arrivato da “Le Iene” di Italia Uno; Paolo Trincia ha raccontato, nell’ultima puntata del programma di intrattenimento, la drammatica vita quotidiana di Aleppo, dei civili che continuano a morire, degli ospedali sgretolati dalla bombe, dei bambini intrisi d’odio e cresciuti a (poco) pane e troppa violenza. Fra baby cecchini e famiglie arroccate sulle macerie di quelle che una volta erano case, negozi, ambulatori, si è consumato un servizio di quelli che, in un paese normale, ti aspetteresti di vedere in un tg della tv di stato, non certo in un programma condotto da una showgirl e un comico. Drammatico, ma reale. Di impatto ma senza morbosità. Un servizio di informazione. Merce rara per la tv pubblica di un paese come questo.
Una tv che di fronte all’attentato che nella giornata di ieri ha colpito Boston, che al momento conta centinaia di feriti e almeno tre morti, è incapace di interrompere la messa in onda del “Commissario Montalbano” a favore di un’Edizione Straordinaria del Tg1 attesa e mai arrivata. Delegata la rogna di uno speciale no-stop al Tg3 (cominciato quasi un’ora e mezza dopo lo scoppio delle bombe), chi di dovere ha preferito tenersi buoni gli spettatori di Zingaretti, registrando l’ottima media del 34,19% di share. D’altra parte se in Siria la guerra civile va avanti da due anni senza che un telegiornale si degni di ricordarlo, che volete che siano tre bombe negli Stati Uniti?
Nell’editoriale del suo primo giorno di direzione al “Resto del Carlino”, Enzo Biagi scrisse: “Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata“. Sono sicuro che Biagi pensasse lo stesso dell’informazione televisiva e sono certo che oggi ci inviterebbe caldamente a bere altrove.

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