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MERCUZIO È VIVO E RESISTE NELLA FORTEZZA DEL TEATRO

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È finita l’era della drammaturgia classica, la drammaturgia del testo, fedele a se stessa, che attira il pubblico con la forza di un titolo o con l’eco prepotente del nome di autori che sono garanzia di successo. Benvenuti nella post-drammaturgia, il mondo in cui lo spettacolo si libera dalla zavorra del testo, come a togliersi un cappotto pesante dopo un lungo inverno, come a voler dire allo spettatore che le parole sono importanti ma che al pari di esse si pongono il ritmo, lo stupore, la contaminazione, l’esperienza tangibile dell’arte. “Mercuzio non vuole morire” è tutto questo, è un’enorme festa fatta di segmenti intercambiabili, di danza, di musica, di colori e delle arti tutte, in cui l’attore scende in platea varcando l’ideale linea di demarcazione che lo separa dallo spettatore e il pubblico raggiunge finalmente le tavole del palcoscenico, accolto in una comunità che non è più soltanto da guardare dall’esterno, ma da toccare finalmente con mano. Il filo dello spettacolo è un palpito di picchi d’emozione, è un elettrocardiogramma che non sa adagiarsi mai: tutto è regolato da una partitura musicale che lega la successione degli eventi, che agisce sullo sfondo per legare tutte le diverse fasi di una grande esperienza conferendogli un senso, un messaggio. Il testo di Shakespeare non è più una guida ma un terreno fertile su cui far fiorire i propri pensieri e le proprie ispirazioni. Sulle spalle di un tale gigante si può guardare più lontano, far afferire nel teatro la più dichiarata contaminazione in funzione di uno scopo altissimo, quello di celebrare la cultura e le sue meravigliose implicazioni.

È dunque fortemente emblematico che La Compagnia della Fortezza sia nata e si sia evoluta nel carcere di Volterra, dietro le sbarre, dove la libertà è negata, dove lo studio del teatro è riabilitazione, rieducazione, acquisizione di una nuova coscienza mediata e rinnovata dalla cultura. Come Mercuzio anche i detenuti della compagnia non vogliono morire, non vogliono smettere di sognare, e dal 1988 portano avanti un discorso che della libertà fa la propria bandiera, toccati nel profondo da un compito che è divenuto col tempo intento comune. E in questa intenzione attori e personaggi quasi sembrano coincidere: come Mercuzio anche i detenuti-attori cercano di restare saldamente avvinghiati all’idea salvifica dell’arte e della cultura, ed è proprio da chi questa libertà l’ha perduta che il pubblico può imparare a riappropriarsene. Nonostante la spada di Tebaldo affondi biecamente nella capacità di sognare, allo spettatore è ancora permesso di viaggiare con la mente grazie al più imponente dei mezzi di trasporto, quella magnifica macchina teatrale che è celata dietro il rosso porpora del sipario e che concede l’ascolto di una babele di linguaggi disparati e preziosi. Un lettino diviene così la nave di Ulisse che spiega le vele verso nuovi orizzonti; le pagine delle Città Invisibili di Calvino sono enormi paraventi dietro i quali nascondersi e giocare ad essere ora sulle tavole del palcoscenico ora altrove; Verona è un intricato dedalo in cui Armando Punzo si muove agilmente seguito dagli occhi entusiasti e commossi di attori e spettatori; le parole di Artaud diventano una preghiera cantilenante che rassicura e ammonisce; Giulietta è viva nelle adolescenti che muoiono per risorgere; la rivoluzione di Majakovskij è un rosso vivo che si nutre di parole e idee, che arriva dritto al cuore, finemente dipinto. Ad uno ad uno queste esperienze si aggiungono ad un mosaico di punti luce che illuminano i tempi bui, esperienze che accendono il fuoco della conoscenza contro la temuta morte della cultura. “Mercuzio non vuole morire” è tutto questo, è il simbolo di una lotta che al pubblico urla un bisogno di sopravvivenza che è anche una chiarissima e struggente chiamata alla armi per tutti: per i bambini che devono imparare a percepire la bellezza dell’arte, per i giovani che hanno bisogno di speranza in un mondo che pare senza futuro, per gli anziani chiamati a coltivare la memoria di un bagaglio da trasmettere in modo nuovo e inedito. Sul finale il messaggio prende corpo e vita, il pubblico tende verso il cielo i libri portati da casa, dalle proprie vite, dai propri ricordi, brandisce le pagine come si brandisce una spada di luce, usa le parole e le immagini stampate come fossero una chiave, un medium di connessione fra pubblico e attori. Nell’anno in cui La Compagnia della Fortezza di Volterra festeggia i 25 anni di attività, “Mercuzio non vuole morire” pare essere una celebrazione non soltanto del teatro in quanto tale, ma anche del contributo dato ad esso dai suoi componenti, che affermano con questo spettacolo la propria presenza sulla scena e si attestano come i protagonisti di una delle realtà più interessanti del panorama teatrale nostrano. Che è vivo, e non vuole morire.

Compagnia della Fortezza
MERCUZIO NON VUOLE MORIRE
La vera tragedia in Romeo e Giulietta

ideazione e regia Armando Punzo

ideazione scene e ambientazione Alessandro Marzetti/Silvia Bertoni/Armando Punzo | costumi Emanuela Dall’Aglio | musiche originali e sound design Andrea Salvadori | aiuto regia Laura Cleri | movimenti Pascale Piscina | video Lavinia Baroni | collaborazione alla drammaturgia Alessandro Bandinelli Giacomo Trinci Lidia Riviello | bozzetti di scena Silvia Bertoni | direzione allestimenti Carlo Gattai, Fabio Giommarelli | disegno luci Andrea Berselli | suono Alessio Lombardi | collaborazione artistica Manuela Capece, Stefano Cenci, Luisa Raimondi | assistente alla regia Alice Toccacieli | altre assistenti Elena Turchi, Carolina Truzzi, Marta Panciera, Daniela Mangiacavallo | assistente alla realizzazione delle scenografie e allestimenti Yuri Punzo

direzione organizzativa Cinzia de Felice | organizzazione e coordinamento Domenico Netti | amministrazione Isabella Brogi | collaborazione amministrativa e segreteria Giulia Bigazzi

con gli attori della Compagnia della Fortezza: Aniello Arena, Giuseppe Calarese, Abderrahim El Boustani, Francesco Felici, Alban Filipi, Gianluca Matera, Massimiliano Mazzoni, Rosario Saiello, Massimo Terracciano, Giuseppe Venuto, Edrisa Wadda | e con: Tiziana Colagrossi, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Franceso Nappi, David Pierella, Roberto Raspollini, Francesca Tisano | e la partecipazione dei giovanissimi Amelia Brunetti – Gregorio Mariottini – Andrea Taddeus Punzo de Felice – Tommaso Vaja | voce Anna Grazia Benassai | trombone Fabiano Fiorenzani | musiche originali eseguite dal vivo Andrea Salvadori | con la partecipazione straordinaria del contraltista Maurizio Rippa | e gli interventi aerei di Mattatoio Sospeso – Marco Mannucci e Alessandra Lanciotti

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